Indice dei miei post

maggio 15, 2009

Non occorrono quarant’anni di programmazione di computer per convincersi che il computer ha sempre ragione (anche quando il computer sbaglia una ragione c’è), ma sperimentarlo ogni giorno per tanti anni cambia il modo di vedere il mondo e ci si convince che se le nostre idee non corrispondono ai fatti, sono i fatti ad avere ragione! Esattamente come con il computer.

L’uomo è superiore alle macchine che ha costruito perché capace di amare, scrivere poesie, romanzi, fantasticare e… ma al prezzo di tanti tentativi falliti, delusioni, accidenti.

Sono un informatico (dal 1965!). Subito dopo aver preso la laurea in matematica applicata all’Università di Mosca e successivamente in Matematica a Firenze, ho cominciato a lavorare in istituti di ricerca internazionali: Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Centro Europeo di Ricerche Nucleari a Ginevra, però sono più noto per tre poesie riuscite particolarmente bene che per i miei lavori scientifici.

Così va il mondo. La poesia – come la pubblicità – diverte. Diverte l’attenzione da cose importanti nella vita oppure focalizza l’attenzione su sentimenti, vizi e virtù.


Un omaggio floreale

L’oratore
L’unità Sanitaria Locale

Altri post

Come decidere quando non si sa come decidere?

ottobre 4, 2010

Perché persone intelligenti si lasciano trascinare all’azione da ideologie e affermazion incontrollabili?
I “Maghi del marketing” usano le armi della persuasione – da sempre ben note a santoni e maghi – per convincerci ad acquistare, consumare, correre… dandoci l’illusione di essere liberi di scegliere, ma in realtà sfruttando gli automatismi decisionali subconsci.

Eppure l’antidoto per non lasciarsi condizionare è semplice, occorre solo armonizzare i rapporti tra emozione e ragione in modo che non si combattano,  ma si aiutino a vicenda.

Tutto si risolve quando si impara “come decidere quando non si sa come decidere!”

La politica non può ignorare la scienza

febbraio 24, 2010

Di fronte alla crisi ambientale economica e sociale in cui ci troviamo i problemi politici non possono più essere risolti con i metodi attuali. Occorrono progetti scientificamente studiati da persone oneste e competenti.

Ci sono due tipi di decisioni!

  • Una decisione scientifica è una decisione presa avendo informazioni veritiere, aggiornate e complete utilizzando il calcolo secondo leggi conosciute in modo da ottenere un risultato verificabile sperimentalmente.
  • Decisioni politiche sono tutte le altre.

  • Il politico vecchio stampo non è più all’altezza di guidare un Paese. I problemi ecologici e macroeconomici con le disastrose conseguenze annunciate sono troppo complicati per essere gestiti con improvvisazione, devono essere studiati scientificamente e solo dopo usare il buon senso.
  • La democrazia è il miglior sistema politico conosciuto, ma poggia su una base molto fragile: funziona solo con cittadini ben informati che sanno difendere i propri interessi. Sembra che tutti lo sappiano fare, purtroppo lo fanno solo quando sono direttamente colpiti. I problemi cittadini, regionali, nazionali e oggi globali sembrano non interessare direttamente eppure… eppure i miliardi spesi sono tutti presi dalle buste paga di chi arriva difficilmente alla fine del mese.
  • Un politico vecchio stampo può promettere un futuro meraviglioso come hanno fatto Lenin e Hitler. I risultati sono noti. Dobbiamo ancora prendere decisioni “politiche”, ma nuovi politici devono saper ascoltare gli scienziati.

I riti della democrazia

I cortei hanno sostituito le processioni, i simboli dei partiti le immagini religiose cosicché votare un partito è diventato un atto di superstizione e seguire un leader un atto di devozione. I riti, religiosi o politici, hanno un senso solo se sono un richiamo ad unirsi e cooperare fraternamente per una vita migliore.


Democrazia del terzo millennio

Abbiamo ancora bisogno di politici, ma non basta votare il simbolo e scegliere l’uomo onesto, dobbiamo conoscere la composizione della squadra scientifica che lo consiglierà, quali sono le grandi opzioni economiche, di giustizia, ecologiche che intende proporre.
L’elettore deve essere in grado di valutare le proposte, perciò occorrono veritiere, aggiornate, complete e tempestive. Il futuro ha le radici nel passato ed è impostato nel momento presente.

Il cambiamento comincia con un’informazione libera, accessibile a tutti.

Siete contenti di essere condizionati?

febbraio 21, 2010

La nostra buona vecchia tradizione contadina ci tramanda saggi proverbi (per lo più maschilisti, ma erano altri tempi…). Quello che mi viene a mente in questo momento è: “la più bella sposa non può dare che quello che ha!”

Siamo condizionati perché non sappiamo essere altrimenti e non pensiate che io mi metta fuori dal branco! Sono condizionato anch’io, lo sono solo in modo diverso perché sono a cavallo tra la cultura del paese della mamma e quella del babbo, del paese in cui sono nato oltre a quella dei paesi in cui ho studiato e lavorato1. I miei condizionamenti non sono meno profondi dei vostri, ma sono variegati.

Inoltre, cosa fondamentale, sono matematico e dal 1965 sono informatico! È stata un’esperienza entusiasmante quanto penosa. Ogni giorni mi imbattevo nell’irrazionalità delle mie geniali intuizioni impietosamente rigettate dal computer che rispondeva inesorabilmente “errore”.

Noi siamo intelligenti, ma come la bella sposa che può dare solo che ha, noi ragioniamo intelligentemente in base alla nostra esperienza, ma se quattro scuole diverse, cinque anni di intensi studi universitari di matematica e cinquant’anni di computer non mi hanno ancora insegnato a ragionare logicamente con dati numerici, vuol dire che non ragiono logicamente nemmeno con i fatti della vita quotidiana. C’è da cadere in depressione. Per fortuna invece di accusare il destino “cinico e baro”, ho scoperto in me una vena artistica e un’ironia ereditata dalla mia radice toscana che mi hanno salvato. Questa vena, in potenza, è presente in ogni persona e mi auguro che la possiate liberare come ho fatto io respingendo pensieri fatalistici e rinunciatari che chiudono ogni speranza.

Parafrasando Dante: “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in certi casini oscuri, sì che la dritta via era smarrita” e vi consiglio di fare come lui: c’è da passare l’inferno e il purgatorio, ma alla fine si riesce “a riveder le stelle”.

Tutto comincia con una prima costatazione:

IO SONO INTELLIGENTE. Se ho un problema, vuol dire che non ne so abbastanza e che non ho trovato il metodo giusto per affrontarlo.

Quando ho cominciato a lavorare in informatica nel ’65, non ne sapevo nulla. Allora non c’erano maestri. Ho studiato manuali e metodologie e me la sono cavata, ma non me la sono cavata altrettanto bene nella vita di tutti i giorni.

Ho avuto un lungo momento di crisi e – deformazione professionale – ho pensato:

“IO SONO INTELLIGENTE. Se ho un problema, vuol dire che non ne so abbastanza e che non ho trovato il metodo giusto per affrontarlo”

ed è lì che mi sono accorto che i problemi in cui mi dibattevo erano ben conosciuti e che c’erano anche delle soluzioni.

Qui mi viene a mente un altro proverbio contadino “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Certe cose è meglio conoscerle prima di averne bisogno.

Se avete problemi di comunicazione con i figli, dissidi in famiglia o sul lavoro, cosa ne sapete dei lavori di psicologia di Paul Watzlawick e della scuola di Palo Alto? Se avete un contenzioso legale, un problema economico quanto ne sapete sulla materia per risolverlo autonomamente o perlomeno da poter gestire il professionista che se ne occupa e non essere gestito da lui?

La conclusione è ovvia: “non ne sappiamo abbastanza” e allora bisogna “affidarsi” a uno specialista.

Siamo condizionati!

Il guaio della nostra società è che satura la nostra memoria di messaggi che dicono “affidati”. Affidati al prodotto che risolverà i tuoi problemi di pulizia, affidati al deodorante che risolverà i tuoi problemi di frequentazione sociale, affidati al giornale che ti darà tutte le risposte che cerchi, affidati, affidati, affidati…

A forza di affidarsi si perde la coscienza di quella vena creativa che in potenza è presente in noi e che si può liberare solo respingendo pensieri fatalistici e rinunciatari che chiudono ogni speranza.

Si può uscire dai condizionamenti proposti (non imposti) dalla società della comunicazione, ma bisogna usare la propria vena creativa per impostare in modo diverso il nostro atteggiamento verso la vita e darsi una scala di priorità diversa da quella imposta dal tran tran quotidiano.

Certo, se passate otto ore al lavoro, due in viaggi e poi negozi, amici, giornale sportivo e TV affidate la vostra vita ad altri: negozianti, professionisti, politici… siete condizionati!

1Spagna, Italia, Francia, Russia, Svizzera

Lotta alla mafia o alle “mafie”?

dicembre 7, 2009

Berlusconi afferma che nessun governo ha combattuto la mafia come lui! Ma quale mafia combatte?

Vi ricordate la strage di San Valentino quando il 14 febbraio del ’29 gli uomini di Al Capone sterminarono la banda di Bugs Moran? C’è sempre stata una guerra fra bande e così anche oggi, ma qualcosa è cambiato.

Una certa mafia ha investito i suoi sporchi guadagni nell’economia legale e trova più redditizio truccare appalti e lucrare sulle forniture al Servizio Sanitario Nazionale con la protezione di politici venduti o, piuttosto, comprati.

Lo spazio criminale lasciato libero è stato naturalmente riempito da altri. Lo Stato la combatte e la mafia dai colletti bianchi gioisce perché pm e forze dell’ordine sono occupati a cacciare trafficanti e consumatori di droghe (alcune delle quali farebbero meno danni se fossero legali) e non hanno tempo e mezzi per colpire coloro che svaligiano la ricchezza pubblica.

Purtroppo questo tipo di mafia ha una cultura perversa. Tralasciando gossip, feste, escort ecc, quando i metodi criminosi sono importanti nella società “legale” i danni sono enormi.

  • Strutture sanitarie fatiscenti, servizi insufficienti
  • Prodotti contraffatti e tra questi ci possono essere anche medicinali, prodotti alimentari scaduti ecc.
  • Competizione economica distorta.

Una società sana può sopportare un certo livello di criminalità, ma quando questa supera certi limiti, l’equilibrio della società è in pericolo. Siamo vicini a questo punto.

Colonna sonora per il NOBDAY

novembre 28, 2009

Berlusconi da bravo imbonitore che è ha inondato l’etere di belle canzoncine, belle promesse, bei cieli azzurri e purtroppo funziona!

Per il NOBDAY stato, per contrasto, scelto il viola e non c’è un inno ufficiale.
Invito i musicisti a provvedere (il canto ha sempre entusiasmato le folle rivoluzionarie). Modestamente propongo l’

Inno dell’MTS
“Movimento Tartassati Scontenti”

La fine mese è sempre più dura
specie per gli ultimi trenta giorni
tutt’aumenta a dismisura
oltre al danno, hai lo scorno

Ritornello

Paga la luce
Paga la tassa
Che vita truce
Vuota è la cassa
Che brutte nuove
Tutt’è a soqquadro
Per di più piove
Governo ladro

E poi c’è l’IVA, la trattenuta
infine la spesa per la mutua
e con questo andamento
se ne va ‘l trenta per cento

Ritornello

Il Ministero della finanza
ti parla sempre d’eguaglianza
ma infine a pagare
sei sempre tu che devi dare

Ritornello

Quest’andamento non puo’ durare
tutta la gente è in fermento
la spiegazione si dovrà dare
di dove va l’trenta per cento

Ritornello

NOTE:
La poesia è stata scritta negli anni ’80. Ogni riferimento a governi presenti o futuri è puramente casuale
30%, non è per fare uno sconto, ma 40% e più non tornava di rima

Tarocchi e pubblicità. Usano gli stessi mezzi.

novembre 1, 2009

 

Se pensate che i Tarocchi siano un sistema per ingannare la gente avete ragione, ma vuol dire che non avete ben presente come funziona la pubblicità.

I Politici usano le tecniche del marketing per acquisire consensi, prima di loro lo avevano fatto coloro che hanno inventato i Tarocchi.

Saper motivare — o ingannare — la gente per ottenere consenso è “Arte di governo” che può essere usata a fini nobili o ignobili. Imparare come funziona con i Tarocchi è divertente e utile!

Seguire il link:   Presentazione Scienza di Governo spiegata con i Tarocchi

al file PDF di presentazione del libro

le trappole della memoria

ottobre 31, 2009

Tutti sono coscienti che il monopolio dei media condiziona il consenso politico, ma quanti sono disposti ad ammettere che – nonostante siano coscienti del fatto – sono comunque condiziona­ti?
Tutto sta nel funzionamento meraviglioso e perverso della nostra memoria.
La nostra memo­ria a corto termine riesce a trattenere sette informazioni contemporaneamente. Un secondo livello permette di portarne facilmente all’attenzione altre sette in modo che ragioniamo su una cinquantina di informazioni anche se – scavando nella memoria – ce ne sono molte di più.
I ragionamenti sono logici, coerenti, ma si basano solo su quelle informazioni che – essendo incomplete – portano a conclusioni erronee. Quando quelle informazioni sono largamente diffuse, si ha l’opinione pubblica.
La forza della propaganda: ripetitiva, invadente, noiosa è di mettere poche informazioni in primo piano nella nostra memoria. Ragioneremo su quelle ed arriveremo a certe conclusioni che – in effetti – ci sono state suggerite
Tecnici, architetti, avvocati non si fidano della loro memoria. Lavorano su documenti per ra­gionare anche su quelle informazioni che non abbiamo immediatamente presenti alla mente (nel ‘600 si parlava di “memoria artificiale”).
Le prime sette informazioni che ci vengono a mente sono fortemente condizionate dalle emo­zioni: paura, speranza, sorpresa, curiosità, sensualità… ecc. estraendo e verbalizzando solo una parte del contesto in cui ci troviamo. La nostra memoria ci rende ciechi a gran parte della realtà (Pensate al nonno che cerca gli occhiali quando li ha sul naso!). Dal punto di vista dell’informazione, l’emo­zione non è altro che dare una grande importanza ad un’osservazione tralasciando il resto.
Io amo i Grillini e in loro riconosco l’ardore, l’onestà, la volontà di migliorare il mondo di tanti loro nonni. Nella loro testa hanno posto in primo piano concetti importanti e giusti. Anche i nonni che hanno scritto la Costituzione li avevano. Non basta!
Ho tre volte vent’anni, questo mi permette di individuare i ricorsi della storia. Si ripetono gli errori di allora. Intanto si parla tra persone convinte di essere nel giusto, mentre sono le persone che non la pensano come noi che dovremmo contattare. I media propagano emozioni che disgustano dalla politica e rendono sordi alle nostre ragioni.
Non abbiamo la forza mediatica per controbilanciare questa propaganda, ma possiamo rendere consapevoli le persone degli [auto]inganni provocati dal funzionamento fantasioso della memoria.
E’ un tema che non è politico. Riguarda tutti. E’ fondamentale per una vita serena in famiglia, per avere successo nel lavoro e la società. E’ l’aspirazione di tutti coloro in cerca di spiritualità e dei suoi surrogati materiali: ebbrezza, ambizione, sensualità.
Persone coscienti di come memoria ed emozioni interagiscono e condizionano i comportamenti diventano rivoluzionarie: non si lasciano più imbambolare dalla propaganda. Scelgono con la loro testa e non con quella degli altri. Le armi della persuasione occulta diventano inefficaci.
E’ un lavoro culturale da fare accanto al lavoro politico.

Considerazioni per l’incontro di Milano del 4 ottobre

ottobre 1, 2009

Giorgio Misuri – ideocoordinate@gmail.com

La Politica italiana oggi è essenzialmente una macchina pubblicitaria per raccogliere consensi e voti. Purtroppo per farlo sono molto più efficienti calcio, veline, gossip e titoloni di giornali che non indignazione, prediche e discorsi scientifici.

Siamo cresciuti in questo ambiente e lo abbiamo inconsapevolmente assimilato. Abbiamo adottato con entusiasmo la “Carta di Firenze”, ma senza i mezzi necessari per fare una campagna elettorale con questi sistemi abbiamo ottenuto magri risultati. Comunque, grazie all’entusiasmo e al lodevole impegno siamo riusciti a far capire che “ci siamo”.

Sempre per il fatto che siamo in questa società e ne abbiamo assimilato i metodi, le nostre riunioni sono simili a quelle degli altri partiti. Belle dichiarazioni di intenti, obiettivi chiari e condivisi, sacra indignazione ma…

La tanto decantata “democrazia dal basso” non funziona. Gli organizer hanno abusato della loro posizione, censurando a destra e a manca e fregandosene della maggioranza diventando in pratica “capi bastone” (da noi per fortuna le loro decisioni sono state condivise).

Chi ha scritto la carta dei valori presentata a Firenze? la comunità dei grillini? no.. è scesa dall’alto senza via di discussione. Noi la condividiamo punto per punto, ma se non fosse così?

Per quanto riguarda le alleanze: è prematuro considerarle. Per allearsi bisogna essere forti, altrimenti l’alleato approfitterà del consenso che possiamo ottenere per continuare come prima.

Quello che ci unisce, ci dà la carica nonostante i risultati non eccezionali è che:

Pensiamo di essere coloro che creano gli strumenti per le persone che cambieranno il mondo. Per questo ci possiamo identificare nello slogan “pensa in maniera differente”. Ora dobbiamo far capire che non siamo “una moda” ma siamo migliori, siamo giusti.

Tutti coloro che vivono un senso di inadeguatezza in seguito al tradimento dei propri ideali o per la separazione tra loro e la parte politica che li rappresentava, dovranno trovare in noi un’identità collettiva nella quale ogni singolo individuo possa verificare la propria identità e valutare quante è forte il senso di appartenenza al nostro movimento. È l’emozione di non essere soli e di vivere sentimenti comuni ad altri.
Quello che è difficile capire, è che affrontare i problemi con gli stessi metodi assimilati dalla società porta agli stessi risultati. Rischiamo di essere un cenacolo di idealisti, un partito di opinione. Ci troviamo di fronte a due grandi problemi:

1.Convincere l’opinione pubblica che la politica è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici. La complessità eco-socio-economica richiede che le proposte per il cambiamento vengano dal mondo scientifico.
2.Assimilare noi stessi – nelle nostre riunioni – il metodo scientifico.

Possiamo imprecare contro le multinazionali sostenitrici di una “crescita” distruttiva, ma il loro metodo decisionale è quello che ha organizzato – nel bene e nel male – la nostra vita nell’ultimo secolo. Dobbiamo assimilare il loro metodo per scopi virtuosi!

Le nostre riunioni devono essere organizzate come un “Consiglio di Amministrazione” in cui tutti arrivano con un corposo dossier scientificamente preparato. Ognuno lo ha attentamente studiato e in base a quello a maggioranza si pianifica il futuro dell’impresa.

Passare dal metodo attuale a quello scientifico non è semplice, anche se la cultura media è molto superiore a quella dei nostri padri e nonni che, negli anni del dopo guerra come noi volevano rifondare il mondo. Prima di arrivarci bisogna cambiare la cultura. E’ un lavoro lungo, che comincia dal basso. Purtroppo il disastro ambientale è alle porte e c’è poco tempo per cambiare le menti, ma bisogna farlo: cominciamo da noi stessi che abbiamo coscienza del problema.

Occorre ribadire gli obiettivi:

1.Convincere l’opinione pubblica che la politica è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici. La complessità eco-socio-economica richiede che le proposte per il cambiamento vengano dal mondo scientifico.
2.Assimilare noi stessi – nelle nostre riunioni – il metodo scientifico.

Ecco la mia proposta da lanciare al largo pubblico per divulgare questi concetti:

Discorso alle persone malinformate, pigre e disilluse che non hanno ancora preso coscienza della tragica situazione socioambientale del pianeta.

Se le persone non ascoltano la politica, occorre parlare dell’argomento più importante che le interessa: di loro stessi! Diffondere le ampie conoscenze attuali sulla comunicazione emozionale aiuta per l’educazione dei figli, per la coesione della famiglia, per il lavoro. Le decisioni politiche saranno una logica conseguenza!

Abbiamo bisogno dell’appoggio di quella maggioranza silenziosa disgustata dalla litigiosa scena politica, sorda e insensibile agli innumerevoli segnali di imminente disastro ecologico e di conseguenza economico.

Rinchiudersi nel privato ignorando il contesto cittadino, sociale e ambientale è il miglior modo per lasciare campo libero a coloro che se ne occupano a danno di tutti. Non possiamo aspettare il disastro affinché tutti ne prendano coscienza, occorre fare un lavoro di base culturale per aprire la mente agli argomenti vitali di cui ci stiamo occupando. Solo su questa base si può costruire l’azione politica.

Dobbiamo trovare una risposta per quelle persone che di fronte a politici indagati per corruzione rispondono candidamente:
“Si sa, è sempre stato così, ma non ci si può fare niente”
oppure:
“Senti! Oggi è una bella giornata, ho tre rose sbocciate nel giardino, non mi scocciare con questi discorsi!”

Il messaggio da inviare è che il “buon senso” comune è scientificamente programmato dai poteri forti, dalla dittatura per “costrizione fisica” si è passata alla dittatura per “distrazione mentale” a base di calcio, veline, xenofobia e gossip politico specialmente studiato per disinnamorare della politica lasciando spazio a mafiosi affaristi.

Il “buon senso” di sinistra che di destra hanno procurato disastri. Il “buon senso” ecologico rischia di diventare preda dei soliti comitati di affari se non si esce dal torpore mentale sapientemente intrattenuto.
Non basta gridare a destra e a sinistra queste verità! Occorre anche insegnare ad usare il “buon senso” e non è una cosa semplice, per la buona ragione che la società e la natura sono complessi.

La complessità comincia dal nostro cervello. Occorre conoscere le “trappole della memoria” sapientemente sfruttate dai persuasori occulti. Occorre stimolare la creatività, in modo da aprirsi ad altre verità e non solo ragionare su quelle che si conoscono. Sono conoscenze utili per se stessi, la famiglia, il lavoro per poi usarle per gestire la città e l’ambiente.

L’assimilazione di questi concetti fa sì che diventa banale riconoscere come il linguaggio dei titoli dei giornali sia scientificamente studiato per far disinnamorare della politica, fa capire l’origine delle nevrosi, delle chiusure ideologiche ecc. Noi agiamo nel mondo secondo la visione che ne abbiamo, ma la mappa non è il territorio! La conoscenza di alcuni fondamentali concetti psicologici cambiano le mappe mentali, le relazioni personali e professionali con effetti straordinari.

Il “buon senso” di sinistra come quello di destra ci ha portati nella situazione attuale e ci conduce al disastro. Le scelte devono essere fatte con coscienza, ma tenendo conto della scienza. Nelle assemblee “Grilline” non si ascoltano solo discorsi politici, ma anche fior di scienziati che parlano di misure quantitative, previsioni calcolate, effetti documentati.

Gli informatici con la “crisi del software” degli anni ’70 si sono accorti che il “buon senso” non può programmare i computer. Lo fa molto male anche per l’economia e la tecnologia (che non possono più fare a meno di computer).

Il “buon senso” informatico è diventato “ingegneria delle richieste” che non è altro che una “lista della spesa” per fare cose molto complicate come per esempio la tramvia o il sottoattraversamento TAV di Firenze. Si pone l’accento sul fatto che si fanno creste alla lista della spesa, che ci sono interessi inconfessabili nelle scelte. Giusto. Ma per risolvere gli innumerevoli complicatissimi problemi della nostra vita occorre studiare scientificamente le possibili alternative e solo DOPO usare il “buon senso” per sceglierne una. A Firenze buona parte della città è sensibile a questo argomento ed ha costretto la classe politica a tenerne conto.

L’esperienza ha ampiamente dimostrato che cominciare dal “buon senso” sperando che poi le cose si aggiusteranno porta a risultati disastrosi. Socialismo e fascismo hanno conquistato l’adesione di larghe masse con proposte di “buon senso”, non possiamo continuare così.

Pare che Lenin chiamasse gli artisti “ingegneri delle anime”. Purtroppo i migliori artisti si sono prostituiti per produrre “spot” pubblicitari o solleticare i più bassi istinti umani per immobilizzare spettatori davanti alla TV a vantaggio di un’economia fatta di sprechi e distruttiva “crescita”. Per cambiare la cultura, il modo di vedere il mondo e quindi poterlo cambiare occorrono tanti artisti che, come Beppe Grillo, abbiano a cuore la società e l’ambiente e facciano innamorare delle nuove prospettive che si aprono le persone malinformate, pigre e disilluse che non ci ascoltano.

Se le persone non ascoltano la politica, occorre parlare dell’argomento più importante che le interessa: di loro stessi! Diffondere le ampie conoscenze attuali sulla comunicazione emozionale aiuta per l’educazione dei figli, per la coesione della famiglia, per il lavoro.

Le decisioni politiche saranno una logica conseguenza!

E’ tutta una questione di cervello

settembre 4, 2009

Qualche migliaio di anni fa i facoltosi egiziani per confortare la loro vita eterna portavano con sé non solo ricchi arredi, ma anche i servitori. Qualche domestico, più furbo degli altri, pensò bene di proporre al ricco signore di porre nella tomba – invece dei suoi resti mortali – una sua statuetta che lo raffigurava alacremente al lavoro. La cosa dovette piacere anche agli eredi e così si sviluppò la moda di arricchire di opere d’arte le tombe. Una statuetta doveva sembrare poco, così queste si moltiplicarono finché si arrivò ad un equilibrio e furono venduti ‘set’ standard di 365 statuette, una per ogni giorno dell’anno.

Mi fa sorridere l’idea di rappresentanti che viaggiavano col loro campionario di statuette vantandone la qualità.

Erano stupidi gli egiziani? No, in cinquemila anni il cervello umano non si è evoluto. Erano intelligenti come noi e se queste cose funzionavano allora continuano a funzionare oggi, solo che le occasioni di imbonimento sono molto più numerose e non coinvolgono omogeneamente tutta la popolazione. Questo dà una illusione di libertà, ma il fatto di avere condizionamenti diversi non vuol dire essere liberi da condizionamenti. Possiamo liberarcene solo se si capisce come nascono e si radicano.

Vien subito da pensare alla propaganda: prima quella delle religioni, poi dei fascismi, dei socialismi, che sono riusciti a condizionare interi popoli, ma oggi questo potere è molto parcellizzato col risultato di un disorientamento ideologico. Pensare con la propria testa non è agevole, è molto più facile “pensare con la testa degli altri” ripetendo acriticamente opinioni che – è naturale – sono ritenute assolutamente veritiere e giuste.

Le ideologie continuano ad esistere, ma oggi nascono dalla “non propaganda”: sono veicolate dagli spettacoli. Faccio un esempio. Supponiamo che attraverso uno spettacolo voglia mostrare le virtù della buona accoglienza degli extracomunitari. Vien naturale imbastire una storia intorno ad un immigrato “buono” incolpato di varie nefandezze che dopo molte peripezie non solo dimostra che i pregiudizi contro di lui non erano fondati, ma addirittura combatte e porta alla giustizia l’extracomunitario “cattivo” causa di tutti i guai.

Ebbene storie così funzionano male o non funzionano affatto. Puzzano di propaganda lontano un miglio. Giustamente – la storia qualcosa ha insegnato – c’è un viscerale rigetto di tutto quello che sa di propaganda.

Diversamente funziona la cosa se la storia è centrata su un argomento del tutto diverso. Può essere un giallo, una storia d’amore o qualsiasi cosa in cui gli extracomunitari non sono al centro dell’attenzione. I protagonisti incontrano varia umanità, frequentano locali, hanno amicizie, tutti fatti secondari che fanno da sfondo alla storia. Per loro è del tutto naturale parlare con un amico gay, salutare amichevolmente l’extracomunitario, frequentare ambienti interrazziali ecc.

L’attenzione non è centrata sullo sfondo, ma quello che succede in primo piano, lo sfondo viene accettato come cosa perfettamente normale e assimilato inconsciamente. E’ così che un linguaggio scurrile una volta prettamente maschile e definito “da caserma” sgorga innocentemente dalla bocca di non più vergini adolescenti.

Nella nostra vita persino la pubblicità ha perso gran parte della sua carica imbonitrice ed è diventata “sfondo”, uno sfondo che subdolamente lancia un semplice messaggio – se hai una voglia, toglitela – che non incita particolarmente a grandi e virtuose opere.

Come ci si può difendere dallo sfondo culturale in cui ci si trova? Lo si può fare; lo hanno fatto santi, statisti lungimiranti, scienziati, uomini eccezionali come il “Mahatma” Gandhi, ma sono considerate eccezioni.

Per non essere condizionati dall’ambiente culturale in cui ci si trova, ci si può isolare (ma quanti oggi hanno la vocazione di scegliere una vita da studioso eremita?).

L’alternativa è di “dare un senso alla propria vita”. Tutti abbiamo una vocazione, qualcosa che vorremmo fare, che il cuore desidera ardentemente, ma i casi della vita ci hanno messo in una situazione socio-economica tale che ci impedisce di realizzare quel sogno. Quando cuore e ragione trovano l’accordo e l’armonia tutto diventa possibile. Il sogno si può realizzare. Al volgare contesto quotidiano che ci circonda si sostituisce il sogno. Quando lo stesso sogno anima milioni di persone cambia il mondo: lo dimostrano le rivoluzioni, ma qui non si tratta di seguire il sogno assimilato dal mondo virtuale delle TV, ma del proprio: meglio se condiviso da una comunità.

Possono imprigionare il mio corpo, ma non la mia mente. Quella sarà sempre libera, ma può essere inquinata da luoghi comuni. Una forte passione, artistica, sportiva, politica, sociale o anche personale mette in secondo piano i luoghi comuni e mette il “sogno” al primo.

Noi non compriamo set di statuette da mettere nella tomba, ma compriamo quello che l’ambiente culturale ci propone. Conquistare la libertà di pensiero può cominciare col comprare solo quello che fa bene a noi e all’ambiente. Possiamo aiutare la giustizia rifiutando prodotti fabbricati con lavoro minorile, la legalità rifiutando piccoli vantaggi ottenuti illegalmente e stigmatizzando comportamenti asociali.

E’ il sogno che guida la nostra vita, ma attenzione: sono sogno anche gli incubi! Avete mai frequentato una persona affetta da una forma più o meno grave di depressione? Quando non si vive un sogno scelto consapevolmente, accettato dalla ragione, si è guidati da sogni più o meno standard riconoscibili da tutti fuorché dall’interessato.

C’è chi è colpito da quello che chiamo il “complesso di Calimero (poveretto, tutti ce l’hanno con lui perché è piccolo e nero) e si sentono ignorati, vilipesi e trovano conforto solo nell’ autocompiangersi al contrario di altri che danno acriticamente sfogo alla propria aggressività e attaccano tutto e tutti. Ci sono i narcisisti che si compiacciono della perfezione della propria persona, coloro che hanno come fine unico l’appagamento dei sensi per non parlare delle degenerazioni di queste forme: schiavitù dall’alcol e dalle droghe, turbe sessuali, violenze, bulimia, anoressia ecc.!

Quale sogno state vivendo? Chiedetevelo, chiedetelo anche alle persone care che non osano dirvelo perché siete ciechi e sordi a questi argomenti, specialmente se vivete un sogno autodistruttivo. Meglio allora vivere un sogno alla “Don Chisciotte” che lotta contro i mulini a vento. Dagli spagnoli Don Chisciotte – a ragione – è considerato un eroe positivo perché antepone la lotta alle ingiustizie alla propria incolumità.

Scrive Dante: Nati non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza. Scegliete e vivete il vostro sogno e non quello subdolamente suggerito dal degradato ambiente culturale in cui viviamo.

E’ solo una questione di cervello.

Imminente attacco allo strapotere di Publitalia

luglio 4, 2009

Non occorre conoscere Sun Tzu ed essere esperti di strategie militari o commerciali per capire che la pubblicità TV e su carta stampata avrà vita breve. A Berlusconi si può facilmente predire “Chi di pubblicità ferisce, di pubblicità perisce”.

Chi segue i post di Casaleggio sa benissimo quello che voglio dire, ma la ragione principale che farà crollare l’impero commerciale e politico è che i meccanismi psicologici che fanno la fortuna dei pubblicitari hanno effetti disastrosi nella vita delle persone, della società e dell’ambiente.

La pubblicità, in fondo, dà un semplice messaggio: “Se hai una voglia… toglitela”.

La voglia di hamburger – oltre a farci vergognosamente ingrassare – deforesta il pianeta per far posto ai pascoli. La smania di viaggiare, acquistare prodotti esotici, la pigrizia di risparmiare energia provoca il riscaldamento del pianeta e lo scioglimento delle calotte polari; ma c’è ancora di più: La pubblicità paradossalmente ci toglie la libertà! Non solo la nostra libertà come cittadini scippata dai maghi del marketing politico, ma la nostra libertà personale!

Per poter acquistare quei beni che dopo breve vita finiranno in discarica o in un inceneritore, ma che la pubblicità ci rende desiderabili, siamo obbligati ad impiegare il nostro tempo in attività non sempre gradevoli.

Possiamo organizzare la nostra via in modo da non essere impiegati, ma IN-piegati. Possiamo rifiutare di piegarci ad attività sgradevoli se impariamo – come individui e società – a vivere diversamente utilizzando il nostro tempo come scegliamo e non come ci è imposto. Questo processo ha preso il nome di “decrescita felice”. Se ci organizziamo in modo da evitare pendolarismi sfibranti per andare al lavoro, se ci occupiamo noi stessi dei nostri figli, dei nostri anziani, si evita di lavorare per avere servizi che da millenni erano gestiti dalle famiglie. Lavoreremo meno per terzi e più per noi stessi, non avremo più bisogno di comprare divertimenti perché avremo il tempo e la possibilità di scegliere attività lavorative, sociali, artistiche o sportive gradevoli.

E’ possibile! Persone singole e piccole comunità religiose o laiche si sono già organizzate in questo modo.

C’è ancora un’altra ragione per cui questo modo di vita è estremamente necessario: è la complessità del mondo che ci siamo costruiti!

La complessità è fatta di cose semplici, come la tastiera del computer. Basta pigiare i tasti giusti e si possono fare meraviglie… Ma sapete quali tasti dovete pigiare se il computer si pianta? Se avete bisogno di un nuovo servizio? Non saperlo crea insicurezza, ansia, bisogno di aiuto.

Finora la pubblicità ci ha semplificato la vita: vuoi lavare più bianco del bianco? Prendi questo prodotto. Vuoi divertirti? Vai a quello spettacolo! La pubblicità ha incoraggiato la nostra pigrizia nel decidere, ma con la vita complessa che abbiamo funziona sempre peggio.

I messaggi pubblicitari correnti vanno bene per degli zombie, non per persone intelligenti! La pubblicità non è più credibile! I regali che ci offre sono sempre a pagamento. Per carpire la nostra attenzione ricorre a trucchi che ormai stancano, propone spettacoli costosi quanto insulsi per un ‘target’ di persone sempre più anziane.

Occorre informarsi e scegliere. I primi a farlo sono stati gli informatici e i prezzi dei computer sono calati per i miglioramenti tecnologici selezionati da una clientela esigente e informata.

Pare che Lenin abbia detto che “I capitalisti venderebbero anche la corda per impiccarli”. La politica non si gioca più nella cabina elettorale, ma al supermercato. L’economia non deve più essere subita, ma si deve adeguare a consumi consapevoli.

Per stimolarci nelle nostre decisioni economiche e politiche la pubblicità usa il bastone delle paure e la carota delle speranze: la scelta non informata non conosce altre vie ed è facilmente influenzabile. La complessità (personale, sociale, tecnologica, ambientale) esige persone che non abbiano il cervello ingombro di pregiudizi acriticamente ricevuti come notizie, le devono sostituire con informazioni in modo da saper valutare e gestire paure e speranze, cioè essere adulti responsabili!(*)
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(*) Ingegneri, architetti prima di costruire fanno progetti dettagliati. Gli informatici hanno creato una nuova disciplina: “L’ingegneria delle richieste” che è una lunga lista di richieste ad ognuna delle quali si deve rispondere se è fattibile o meno. Similmente, ognuno deve fare una lista di richieste su che cosa vuole raggiungere nella vita in termini di salute, lavoro, vita famigliare e sociale e non più accettare quello che capita o – peggio – quello che la pubblicità e la politica propongono come unica soluzione. Ford diceva che ognuno poteva avere l’auto del colore che preferiva, purché fosse nera! Noi siamo collettivamente in grado di scegliere la società che vogliamo, perché dobbiamo proprio accontentarci di questa?