Archive for giugno 2009

I maghi del marketing

giugno 20, 2009

Si può veramente parlare di maghi, perché usano tutti i trucchi della magia: infatti non si può sapere tutto, il fondamento della magia è proprio di convincerci che sappiamo tutto e di farci agire in conseguenza. Funziona per allontanare il malocchio come per rifilare un prodotto o far votare un partito.

Per esempio vi siete mai preoccupati di sapere cos’è il pH? Eppure avete speso di più per prendere il sapone o il detergente con il pH giusto… e poi perché è proprio quello giusto? Perché è il pH della vagina? E chi ve lo ha detto? Solo la pubblicità!

Da quando il Ministero della Sanità ha deciso di porre un freno alla spesa incontrollata per i medicinali, le case farmaceutiche hanno inventato nuove malattie che voi curate a pagamento. Integratori alimentari, bevande energetiche, pillole per dimagrire ecc. sono proprio necessari? Chi vi ha detto che sono efficaci e necessari? La pubblicità!

In un interessante articolo Uriel, giustamente, afferma che la formula magica ha tre caratteristiche:

1. Usa un dizionario ignoto ai più, o solo parzialmente noto
3. Usa una grammatica ignota ai più, o solo parzialmente nota
5. È facilmente intuibile il suo intento, ovvero ha una componente espressiva forte.

Del pH sapete che è roba chimica, a scuola ne avete avuto un’infarinatura e quindi è una cosa seria, capite la buona intenzione di fornire un delicato benessere al vostro corpo, quindi – tolti tutti gli orpelli magici – con grande convinzione vi hanno propinato un discorso in un linguaggio oscuro, con una grammatica poco nota e voi usate il detergente col pH giusto e curate malattie immaginarie solo perché vi hanno genericamente detto che “fa bene”

Altro trucco magico è il “Marchio” o, per essere meno chiari, il “brand”! Anticamente lo chiamavano “Sigillo”. Ricordate tutti i film che avete visto in cui c’è un misterioso Sigillo, cercato, perso, riconquistato attraverso mille pericoli? Alla fine, tra uno sfolgorio di luci psichedeliche, il Sigillo finalmente apre la porta dei desideri! La magia sta nel fatto che è stata creata una “entità” e il simbolo usato diventa materialmente la cosa. Quando acquistate un prodotto di marca sapete che “deve” essere buono e siete disposti a pagarlo di più. A volte non importa nemmeno il prodotto, basta che possiate fregiarvi dell’onore di possederlo (o piuttosto della ricchezza che permette di acquistarlo)

Anche il linguaggio scientifico ha tutte le caratteristiche della magia. Se io affermo che ogni politico dovrebbe conoscere l’ “Ingegneria delle richieste” mi presento come un mago saputone. L’ingegneria delle richieste, di per sé non è una cosa straordinaria, è una “Lista della spesa”. Se la lista da preparare serve a costruire una tranvia o un ponte sullo stretto, capirete che sbagliarla costa caro. Non è un caso se molte opere pubbliche costano il triplo di quanto preventivato.

Anche l’economia usa un linguaggio “magico”. Forse siete scettici riguardo al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci raccontata nei Vangeli, ma probabilmente pensate che un “aumento di capitale” sia una cosa buona quando nei fatti si tratta di una svendita di beni sociali. E’ come se dicessi che sono più ricco dopo aver venduto i miei gioielli. Chiedete agli azionisti Telecom quanto è giovato loro l’ “aumento di capitale”. Lo stesso si può dire delle obbligazioni Parmalat e Argentine. Il linguaggio magico dell’economia ha dato valore a dei pezzi di carta

Uriel sostiene che “la magia è efficacissima, se la si considera quel che è, ovvero il corrispondente dell’hacking del cervello umano. Il mago non fa altro che usare delle tecniche estremamente sofisticate per prendere il controllo della tua mente; il fatto che sia possibile arrivare al kernel senza passare per quello strato di librerie che è la mente razionale significa semplicemente che il cervello umano è, per sua architettura , esposto a questi attacchi”. Il rimedio sta nel saper riconoscere questo tipo di aggressione in modo da usare tutto il cervello, e non solo la sua parte emotiva.

Altro trucco della magia, usatissimo dagli illusionisti, è la distrazione. Sulla scena la scollatissima assistente sorride mente l’illusionista punta la bacchetta verso di lei e guarda nella sua direzione. Voi pensate che quello che sta per succedere è da quella parte, seguite il movimento dell’illusionista e lui, furtivamente, fa sparire l’oggetto che voi, meravigliati, non vedrete più al suo posto

Tutti questi concetti, naturalmente, sono applicati alla politica. L’intenzione esplicita dei politici è sempre chiara: vogliono il bene del popolo. Parlano in “politichese” che per fortuna è sempre meno gradito e vi convincono che lo Stato può mantenere le loro promesse mente in realtà hanno realizzato poco aumentando il debito pubblico a livelli insostenibili. Gli ingredienti del linguaggio magico ci sono tutti: dizionario ignoto ai più, grammatica economica fumosa, ma un’intenzione chiarissima e condivisibile

La distrazione poi, in politica, è l’arma principale. Se il capo di governo è oggetto delle attenzioni dei magistrati per qualche affare poco chiaro, un bello scandalo a sfondo larvatamente sessuale occupa nei media lo spazio che dovrebbe essere dedicato alla discussione di carte processuali

I simboli dei partiti sono tanti “Sigilli”. Un partito politico deve proporre al paese una squadra di amministratori onesti e capaci. Il “Sigillo” nasconde tutto questo, votate il simbolo convinti di sapere tutto della squadra che governerà. Ricordate: il fondamento della magia è proprio di convincerci che sappiamo tutto e di farci agire in conseguenza.

Noi siamo convinti di vivere in una democrazia, in realtà grazie al linguaggio magico-politico ci troviamo in un democrazia “reale”. I russi hanno messo settant’anni a scoprire di vivere in un socialismo “reale”. I tedeschi hanno provocato una rovinosa guerra prima di uscire da un nazismo “reale” ben lontano dalle promesse fatte. Viviamo la democrazia come un rito con processioni e preghiere ai santi-politici e non ci rendiamo conto che votare un simbolo è un atto di superstizione e votare un leader un atto di devozione!(*)

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(*) Ho ripreso questo concetto da un libro di teologia in cui invece di Democrazia si trattava della differenza tra Fede e religione. In pratica la religione è una “manifestazione della fede” così come la democrazia reale nella quale viviamo è una “manifestazione della Democrazia”. Bisogna aver fede nella Democrazia per non scoraggiarsi!

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Dalla democrazia “reale” a una vera Democrazia

giugno 2, 2009

Tutti i partiti vanno a caccia di elettori.
Noi della Lista Civica Firenze 5 Stelle siamo diversi, gli elettori li cercheremo anche dopo le elezioni e difenderemo i diritti di tutti, anche di coloro che non ci hanno votato.

Noi non abbiamo dei leader, ma dei portavoce che interpretano il volere dei cittadini. Abbiamo una cultura di governo, sappiamo bene che non tutto quello che è auspicabile è fattibile, ma abbiamo delle priorità ben precise e delle soluzioni a basso costo che, se non arricchiscono comitati d’affari, migliorano la vita dei cittadini.

Alcune – energie rinnovabili, uso della tecnologia informatica per migliorare il traffico, internet disponibile – sono state riprese da altri candidati e noi le appoggeremo, ne verificheremo l’applicazione e terremo informati i cittadini (Come si dice nel nostro gergo “stay tuned”)

L’Italia non è una democrazia, ma una democrazia “reale” così come i paesi dell’est non avevano un regime socialista, ma vivevano in un socialismo “reale”. Vogliamo una vera Democrazia con la D maiuscola.

Siamo veramente apartitici, nel nostro gruppo [non voglio chiamarlo partito] ci sono persone che vengono da famiglie tradizionalmente di destra e di sinistra, ma abbiamo nel cuore quegli ideali di Onestà, Giustizia, Solidarietà di cui tutti i partiti si riempiono la bocca.

Siamo entusiasti, ottimisti, ma non illusi. Contiamo su quella larga percentuale di persone schifate dalla politica che ritroveranno l’orgoglio di contare come persone e di non essere dei numeri da spartire a tavolino.


Giorgio Misuri
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E’ più facile far bere cento tigri che hanno sete, piuttosto che un asino che non ne vuole sapere

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