Archive for settembre 2009

E’ tutta una questione di cervello

settembre 4, 2009

Qualche migliaio di anni fa i facoltosi egiziani per confortare la loro vita eterna portavano con sé non solo ricchi arredi, ma anche i servitori. Qualche domestico, più furbo degli altri, pensò bene di proporre al ricco signore di porre nella tomba – invece dei suoi resti mortali – una sua statuetta che lo raffigurava alacremente al lavoro. La cosa dovette piacere anche agli eredi e così si sviluppò la moda di arricchire di opere d’arte le tombe. Una statuetta doveva sembrare poco, così queste si moltiplicarono finché si arrivò ad un equilibrio e furono venduti ‘set’ standard di 365 statuette, una per ogni giorno dell’anno.

Mi fa sorridere l’idea di rappresentanti che viaggiavano col loro campionario di statuette vantandone la qualità.

Erano stupidi gli egiziani? No, in cinquemila anni il cervello umano non si è evoluto. Erano intelligenti come noi e se queste cose funzionavano allora continuano a funzionare oggi, solo che le occasioni di imbonimento sono molto più numerose e non coinvolgono omogeneamente tutta la popolazione. Questo dà una illusione di libertà, ma il fatto di avere condizionamenti diversi non vuol dire essere liberi da condizionamenti. Possiamo liberarcene solo se si capisce come nascono e si radicano.

Vien subito da pensare alla propaganda: prima quella delle religioni, poi dei fascismi, dei socialismi, che sono riusciti a condizionare interi popoli, ma oggi questo potere è molto parcellizzato col risultato di un disorientamento ideologico. Pensare con la propria testa non è agevole, è molto più facile “pensare con la testa degli altri” ripetendo acriticamente opinioni che – è naturale – sono ritenute assolutamente veritiere e giuste.

Le ideologie continuano ad esistere, ma oggi nascono dalla “non propaganda”: sono veicolate dagli spettacoli. Faccio un esempio. Supponiamo che attraverso uno spettacolo voglia mostrare le virtù della buona accoglienza degli extracomunitari. Vien naturale imbastire una storia intorno ad un immigrato “buono” incolpato di varie nefandezze che dopo molte peripezie non solo dimostra che i pregiudizi contro di lui non erano fondati, ma addirittura combatte e porta alla giustizia l’extracomunitario “cattivo” causa di tutti i guai.

Ebbene storie così funzionano male o non funzionano affatto. Puzzano di propaganda lontano un miglio. Giustamente – la storia qualcosa ha insegnato – c’è un viscerale rigetto di tutto quello che sa di propaganda.

Diversamente funziona la cosa se la storia è centrata su un argomento del tutto diverso. Può essere un giallo, una storia d’amore o qualsiasi cosa in cui gli extracomunitari non sono al centro dell’attenzione. I protagonisti incontrano varia umanità, frequentano locali, hanno amicizie, tutti fatti secondari che fanno da sfondo alla storia. Per loro è del tutto naturale parlare con un amico gay, salutare amichevolmente l’extracomunitario, frequentare ambienti interrazziali ecc.

L’attenzione non è centrata sullo sfondo, ma quello che succede in primo piano, lo sfondo viene accettato come cosa perfettamente normale e assimilato inconsciamente. E’ così che un linguaggio scurrile una volta prettamente maschile e definito “da caserma” sgorga innocentemente dalla bocca di non più vergini adolescenti.

Nella nostra vita persino la pubblicità ha perso gran parte della sua carica imbonitrice ed è diventata “sfondo”, uno sfondo che subdolamente lancia un semplice messaggio – se hai una voglia, toglitela – che non incita particolarmente a grandi e virtuose opere.

Come ci si può difendere dallo sfondo culturale in cui ci si trova? Lo si può fare; lo hanno fatto santi, statisti lungimiranti, scienziati, uomini eccezionali come il “Mahatma” Gandhi, ma sono considerate eccezioni.

Per non essere condizionati dall’ambiente culturale in cui ci si trova, ci si può isolare (ma quanti oggi hanno la vocazione di scegliere una vita da studioso eremita?).

L’alternativa è di “dare un senso alla propria vita”. Tutti abbiamo una vocazione, qualcosa che vorremmo fare, che il cuore desidera ardentemente, ma i casi della vita ci hanno messo in una situazione socio-economica tale che ci impedisce di realizzare quel sogno. Quando cuore e ragione trovano l’accordo e l’armonia tutto diventa possibile. Il sogno si può realizzare. Al volgare contesto quotidiano che ci circonda si sostituisce il sogno. Quando lo stesso sogno anima milioni di persone cambia il mondo: lo dimostrano le rivoluzioni, ma qui non si tratta di seguire il sogno assimilato dal mondo virtuale delle TV, ma del proprio: meglio se condiviso da una comunità.

Possono imprigionare il mio corpo, ma non la mia mente. Quella sarà sempre libera, ma può essere inquinata da luoghi comuni. Una forte passione, artistica, sportiva, politica, sociale o anche personale mette in secondo piano i luoghi comuni e mette il “sogno” al primo.

Noi non compriamo set di statuette da mettere nella tomba, ma compriamo quello che l’ambiente culturale ci propone. Conquistare la libertà di pensiero può cominciare col comprare solo quello che fa bene a noi e all’ambiente. Possiamo aiutare la giustizia rifiutando prodotti fabbricati con lavoro minorile, la legalità rifiutando piccoli vantaggi ottenuti illegalmente e stigmatizzando comportamenti asociali.

E’ il sogno che guida la nostra vita, ma attenzione: sono sogno anche gli incubi! Avete mai frequentato una persona affetta da una forma più o meno grave di depressione? Quando non si vive un sogno scelto consapevolmente, accettato dalla ragione, si è guidati da sogni più o meno standard riconoscibili da tutti fuorché dall’interessato.

C’è chi è colpito da quello che chiamo il “complesso di Calimero (poveretto, tutti ce l’hanno con lui perché è piccolo e nero) e si sentono ignorati, vilipesi e trovano conforto solo nell’ autocompiangersi al contrario di altri che danno acriticamente sfogo alla propria aggressività e attaccano tutto e tutti. Ci sono i narcisisti che si compiacciono della perfezione della propria persona, coloro che hanno come fine unico l’appagamento dei sensi per non parlare delle degenerazioni di queste forme: schiavitù dall’alcol e dalle droghe, turbe sessuali, violenze, bulimia, anoressia ecc.!

Quale sogno state vivendo? Chiedetevelo, chiedetelo anche alle persone care che non osano dirvelo perché siete ciechi e sordi a questi argomenti, specialmente se vivete un sogno autodistruttivo. Meglio allora vivere un sogno alla “Don Chisciotte” che lotta contro i mulini a vento. Dagli spagnoli Don Chisciotte – a ragione – è considerato un eroe positivo perché antepone la lotta alle ingiustizie alla propria incolumità.

Scrive Dante: Nati non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza. Scegliete e vivete il vostro sogno e non quello subdolamente suggerito dal degradato ambiente culturale in cui viviamo.

E’ solo una questione di cervello.

Annunci