Archive for ottobre 2009

le trappole della memoria

ottobre 31, 2009

Tutti sono coscienti che il monopolio dei media condiziona il consenso politico, ma quanti sono disposti ad ammettere che – nonostante siano coscienti del fatto – sono comunque condiziona­ti?
Tutto sta nel funzionamento meraviglioso e perverso della nostra memoria.
La nostra memo­ria a corto termine riesce a trattenere sette informazioni contemporaneamente. Un secondo livello permette di portarne facilmente all’attenzione altre sette in modo che ragioniamo su una cinquantina di informazioni anche se – scavando nella memoria – ce ne sono molte di più.
I ragionamenti sono logici, coerenti, ma si basano solo su quelle informazioni che – essendo incomplete – portano a conclusioni erronee. Quando quelle informazioni sono largamente diffuse, si ha l’opinione pubblica.
La forza della propaganda: ripetitiva, invadente, noiosa è di mettere poche informazioni in primo piano nella nostra memoria. Ragioneremo su quelle ed arriveremo a certe conclusioni che – in effetti – ci sono state suggerite
Tecnici, architetti, avvocati non si fidano della loro memoria. Lavorano su documenti per ra­gionare anche su quelle informazioni che non abbiamo immediatamente presenti alla mente (nel ‘600 si parlava di “memoria artificiale”).
Le prime sette informazioni che ci vengono a mente sono fortemente condizionate dalle emo­zioni: paura, speranza, sorpresa, curiosità, sensualità… ecc. estraendo e verbalizzando solo una parte del contesto in cui ci troviamo. La nostra memoria ci rende ciechi a gran parte della realtà (Pensate al nonno che cerca gli occhiali quando li ha sul naso!). Dal punto di vista dell’informazione, l’emo­zione non è altro che dare una grande importanza ad un’osservazione tralasciando il resto.
Io amo i Grillini e in loro riconosco l’ardore, l’onestà, la volontà di migliorare il mondo di tanti loro nonni. Nella loro testa hanno posto in primo piano concetti importanti e giusti. Anche i nonni che hanno scritto la Costituzione li avevano. Non basta!
Ho tre volte vent’anni, questo mi permette di individuare i ricorsi della storia. Si ripetono gli errori di allora. Intanto si parla tra persone convinte di essere nel giusto, mentre sono le persone che non la pensano come noi che dovremmo contattare. I media propagano emozioni che disgustano dalla politica e rendono sordi alle nostre ragioni.
Non abbiamo la forza mediatica per controbilanciare questa propaganda, ma possiamo rendere consapevoli le persone degli [auto]inganni provocati dal funzionamento fantasioso della memoria.
E’ un tema che non è politico. Riguarda tutti. E’ fondamentale per una vita serena in famiglia, per avere successo nel lavoro e la società. E’ l’aspirazione di tutti coloro in cerca di spiritualità e dei suoi surrogati materiali: ebbrezza, ambizione, sensualità.
Persone coscienti di come memoria ed emozioni interagiscono e condizionano i comportamenti diventano rivoluzionarie: non si lasciano più imbambolare dalla propaganda. Scelgono con la loro testa e non con quella degli altri. Le armi della persuasione occulta diventano inefficaci.
E’ un lavoro culturale da fare accanto al lavoro politico.

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Considerazioni per l’incontro di Milano del 4 ottobre

ottobre 1, 2009

Giorgio Misuri – ideocoordinate@gmail.com

La Politica italiana oggi è essenzialmente una macchina pubblicitaria per raccogliere consensi e voti. Purtroppo per farlo sono molto più efficienti calcio, veline, gossip e titoloni di giornali che non indignazione, prediche e discorsi scientifici.

Siamo cresciuti in questo ambiente e lo abbiamo inconsapevolmente assimilato. Abbiamo adottato con entusiasmo la “Carta di Firenze”, ma senza i mezzi necessari per fare una campagna elettorale con questi sistemi abbiamo ottenuto magri risultati. Comunque, grazie all’entusiasmo e al lodevole impegno siamo riusciti a far capire che “ci siamo”.

Sempre per il fatto che siamo in questa società e ne abbiamo assimilato i metodi, le nostre riunioni sono simili a quelle degli altri partiti. Belle dichiarazioni di intenti, obiettivi chiari e condivisi, sacra indignazione ma…

La tanto decantata “democrazia dal basso” non funziona. Gli organizer hanno abusato della loro posizione, censurando a destra e a manca e fregandosene della maggioranza diventando in pratica “capi bastone” (da noi per fortuna le loro decisioni sono state condivise).

Chi ha scritto la carta dei valori presentata a Firenze? la comunità dei grillini? no.. è scesa dall’alto senza via di discussione. Noi la condividiamo punto per punto, ma se non fosse così?

Per quanto riguarda le alleanze: è prematuro considerarle. Per allearsi bisogna essere forti, altrimenti l’alleato approfitterà del consenso che possiamo ottenere per continuare come prima.

Quello che ci unisce, ci dà la carica nonostante i risultati non eccezionali è che:

Pensiamo di essere coloro che creano gli strumenti per le persone che cambieranno il mondo. Per questo ci possiamo identificare nello slogan “pensa in maniera differente”. Ora dobbiamo far capire che non siamo “una moda” ma siamo migliori, siamo giusti.

Tutti coloro che vivono un senso di inadeguatezza in seguito al tradimento dei propri ideali o per la separazione tra loro e la parte politica che li rappresentava, dovranno trovare in noi un’identità collettiva nella quale ogni singolo individuo possa verificare la propria identità e valutare quante è forte il senso di appartenenza al nostro movimento. È l’emozione di non essere soli e di vivere sentimenti comuni ad altri.
Quello che è difficile capire, è che affrontare i problemi con gli stessi metodi assimilati dalla società porta agli stessi risultati. Rischiamo di essere un cenacolo di idealisti, un partito di opinione. Ci troviamo di fronte a due grandi problemi:

1.Convincere l’opinione pubblica che la politica è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici. La complessità eco-socio-economica richiede che le proposte per il cambiamento vengano dal mondo scientifico.
2.Assimilare noi stessi – nelle nostre riunioni – il metodo scientifico.

Possiamo imprecare contro le multinazionali sostenitrici di una “crescita” distruttiva, ma il loro metodo decisionale è quello che ha organizzato – nel bene e nel male – la nostra vita nell’ultimo secolo. Dobbiamo assimilare il loro metodo per scopi virtuosi!

Le nostre riunioni devono essere organizzate come un “Consiglio di Amministrazione” in cui tutti arrivano con un corposo dossier scientificamente preparato. Ognuno lo ha attentamente studiato e in base a quello a maggioranza si pianifica il futuro dell’impresa.

Passare dal metodo attuale a quello scientifico non è semplice, anche se la cultura media è molto superiore a quella dei nostri padri e nonni che, negli anni del dopo guerra come noi volevano rifondare il mondo. Prima di arrivarci bisogna cambiare la cultura. E’ un lavoro lungo, che comincia dal basso. Purtroppo il disastro ambientale è alle porte e c’è poco tempo per cambiare le menti, ma bisogna farlo: cominciamo da noi stessi che abbiamo coscienza del problema.

Occorre ribadire gli obiettivi:

1.Convincere l’opinione pubblica che la politica è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici. La complessità eco-socio-economica richiede che le proposte per il cambiamento vengano dal mondo scientifico.
2.Assimilare noi stessi – nelle nostre riunioni – il metodo scientifico.

Ecco la mia proposta da lanciare al largo pubblico per divulgare questi concetti:

Discorso alle persone malinformate, pigre e disilluse che non hanno ancora preso coscienza della tragica situazione socioambientale del pianeta.

Se le persone non ascoltano la politica, occorre parlare dell’argomento più importante che le interessa: di loro stessi! Diffondere le ampie conoscenze attuali sulla comunicazione emozionale aiuta per l’educazione dei figli, per la coesione della famiglia, per il lavoro. Le decisioni politiche saranno una logica conseguenza!

Abbiamo bisogno dell’appoggio di quella maggioranza silenziosa disgustata dalla litigiosa scena politica, sorda e insensibile agli innumerevoli segnali di imminente disastro ecologico e di conseguenza economico.

Rinchiudersi nel privato ignorando il contesto cittadino, sociale e ambientale è il miglior modo per lasciare campo libero a coloro che se ne occupano a danno di tutti. Non possiamo aspettare il disastro affinché tutti ne prendano coscienza, occorre fare un lavoro di base culturale per aprire la mente agli argomenti vitali di cui ci stiamo occupando. Solo su questa base si può costruire l’azione politica.

Dobbiamo trovare una risposta per quelle persone che di fronte a politici indagati per corruzione rispondono candidamente:
“Si sa, è sempre stato così, ma non ci si può fare niente”
oppure:
“Senti! Oggi è una bella giornata, ho tre rose sbocciate nel giardino, non mi scocciare con questi discorsi!”

Il messaggio da inviare è che il “buon senso” comune è scientificamente programmato dai poteri forti, dalla dittatura per “costrizione fisica” si è passata alla dittatura per “distrazione mentale” a base di calcio, veline, xenofobia e gossip politico specialmente studiato per disinnamorare della politica lasciando spazio a mafiosi affaristi.

Il “buon senso” di sinistra che di destra hanno procurato disastri. Il “buon senso” ecologico rischia di diventare preda dei soliti comitati di affari se non si esce dal torpore mentale sapientemente intrattenuto.
Non basta gridare a destra e a sinistra queste verità! Occorre anche insegnare ad usare il “buon senso” e non è una cosa semplice, per la buona ragione che la società e la natura sono complessi.

La complessità comincia dal nostro cervello. Occorre conoscere le “trappole della memoria” sapientemente sfruttate dai persuasori occulti. Occorre stimolare la creatività, in modo da aprirsi ad altre verità e non solo ragionare su quelle che si conoscono. Sono conoscenze utili per se stessi, la famiglia, il lavoro per poi usarle per gestire la città e l’ambiente.

L’assimilazione di questi concetti fa sì che diventa banale riconoscere come il linguaggio dei titoli dei giornali sia scientificamente studiato per far disinnamorare della politica, fa capire l’origine delle nevrosi, delle chiusure ideologiche ecc. Noi agiamo nel mondo secondo la visione che ne abbiamo, ma la mappa non è il territorio! La conoscenza di alcuni fondamentali concetti psicologici cambiano le mappe mentali, le relazioni personali e professionali con effetti straordinari.

Il “buon senso” di sinistra come quello di destra ci ha portati nella situazione attuale e ci conduce al disastro. Le scelte devono essere fatte con coscienza, ma tenendo conto della scienza. Nelle assemblee “Grilline” non si ascoltano solo discorsi politici, ma anche fior di scienziati che parlano di misure quantitative, previsioni calcolate, effetti documentati.

Gli informatici con la “crisi del software” degli anni ’70 si sono accorti che il “buon senso” non può programmare i computer. Lo fa molto male anche per l’economia e la tecnologia (che non possono più fare a meno di computer).

Il “buon senso” informatico è diventato “ingegneria delle richieste” che non è altro che una “lista della spesa” per fare cose molto complicate come per esempio la tramvia o il sottoattraversamento TAV di Firenze. Si pone l’accento sul fatto che si fanno creste alla lista della spesa, che ci sono interessi inconfessabili nelle scelte. Giusto. Ma per risolvere gli innumerevoli complicatissimi problemi della nostra vita occorre studiare scientificamente le possibili alternative e solo DOPO usare il “buon senso” per sceglierne una. A Firenze buona parte della città è sensibile a questo argomento ed ha costretto la classe politica a tenerne conto.

L’esperienza ha ampiamente dimostrato che cominciare dal “buon senso” sperando che poi le cose si aggiusteranno porta a risultati disastrosi. Socialismo e fascismo hanno conquistato l’adesione di larghe masse con proposte di “buon senso”, non possiamo continuare così.

Pare che Lenin chiamasse gli artisti “ingegneri delle anime”. Purtroppo i migliori artisti si sono prostituiti per produrre “spot” pubblicitari o solleticare i più bassi istinti umani per immobilizzare spettatori davanti alla TV a vantaggio di un’economia fatta di sprechi e distruttiva “crescita”. Per cambiare la cultura, il modo di vedere il mondo e quindi poterlo cambiare occorrono tanti artisti che, come Beppe Grillo, abbiano a cuore la società e l’ambiente e facciano innamorare delle nuove prospettive che si aprono le persone malinformate, pigre e disilluse che non ci ascoltano.

Se le persone non ascoltano la politica, occorre parlare dell’argomento più importante che le interessa: di loro stessi! Diffondere le ampie conoscenze attuali sulla comunicazione emozionale aiuta per l’educazione dei figli, per la coesione della famiglia, per il lavoro.

Le decisioni politiche saranno una logica conseguenza!